il manifesto - 28 Agosto 2004
L'ateismo visto da Damasco. Parla lo scrittore
Ammar Abdulhamid
«Menstruation», la sfida
eretica
SILVIA VEROLI
Ammar Abdulhamid ha 38 anni. Figlio di due star del cinema siriano, è
nato a Damasco dove è tornato a vivere dopo essere stato a Mosca a
studiare Astronomia e negli Stati Uniti dove si è laureato in Storia.
Abdulhamid, che si dichiara liberale, è stato cattolico, musulmano e ora
è ateo. Consulente economico, ha fondato una casa editrice, scrive
racconti, poesie e ha dato alle stampe un libro sorprendente:
«Menstruation». Lo ha scritto direttamente in inglese, lingua che gli è
congeniale e che gli regala, ammette, «una certa clandestinità». Il
romanzo racconta le vicende intrecciate di una coppia di intellettuali
siriani occidentalizzati, una moglie insoddisfatta liberata dalla
scoperta dell'amore saffico, un giovane confuso dall'olfatto prodigioso
e la capacità di riconoscere, tra mille, una donna mestruata. L'idea
della storia gli deriva dai ricordi della sua antica formazione da Iman;
studiando i testi sacri ha appreso che, secondo la legge sacra, le donne,
in quei famosi giorni, non possono toccare il Corano, perché sporche e d
impure. La storia della donna sanguinante e relegata, ora nella capanna
delle mestruazioni, ora in camera sua, (per tacere del disagio tutto
moderno verso l'argomento espresso da beceri spot degli assorbenti) non
è una novità sconvolgente, e Abdulhamid, giovane brillante, dai lunghi
viaggi e dalla buone letture, lo sa bene. «E' strano, in ogni civiltà il
sangue mestruale è considerato indice di impurità, anziché segno di
vita». E ricorda l'eccezione della solita antica tribù australiana,
presso cui pare che gli uomini, invidiosi della fertilità femminile, si
procurassero una ferita nel pene per sanguinare anche loro. Dell'atavica
invidia e paura dell'uomo per la donna Abdulhamid è convinto assertore e
sostiene che anche in Occidente i rapporti tra i sessi non siano un gran
che.
«Nel mondo islamico si condanna la sessualità , in occidente è vissuta
come un'ossessione. Una società che produce pornografia e commercia col
sesso non è senza problemi... e la pornografia è un modo di classificare
le donne. Quelle che appaiono in tv, nei giornali sono tipi di donne
costruite, irreali. Classificarle riflette l'ossessione di volerle
controllare e sottomettere». «Menstruation» svela un singolare universo
femminile siriano, racconta la gioventù disorientata di Damasco ed
individua, nella liberazione dalle costrizioni e dalle convenzioni
tradizionali, l'unica strada percorribile per costruire «un mondo
completamente nuovo che un giorno potrebbe crescere fino a includere
tutta la Siria e il resto del mondo arabo». Consapevole che le sue idee
dovranno, presto o tardi, fare i conti con le ire del fondamentalismo
islamico, Abdulhamid si dichiara lusingato dall'idea di entrare a far
parte della schiera degli autori coraggiosi e talentuosi di cui fa parte
anche Salman Rushdie.
Hai trascorso molto tempo negli Stati uniti, l'esperienza ti avrà
influenzato. Cosa ti ha lasciato e come hai vissuto il ritorno in Siria?
E cosa intendi quando dichiari di voler abbracciare valori secolari
umanistici? Ti ha creato problemi questa scelta?
Ho vissuto negli Stati uniti poco meno di 9 anni. Quando arrivai, non
ancora ventenne, ero un ragazzo confuso, timido, introverso e piuttosto
asociale che trovava conforto e forza nella fede religiosa. Quando sono
ripartito ero sicuro di me, arrabbiato polemico e aggressivo ma ancora
in qualche modo confuso su chi fossi e cosa volessi fare nella vita.
Trovavo conforto nell'ateismo e nel rigetto di tutti i sistemi di fede
tradizionali, particolarmente l'Islam. Quindi, direi di sì, sono stato
profondamente influenzato dal periodo vissuto negli Usa. Ci sarebbero
troppi particolari da dare. Basti dire che la ragione principale della
mia «conversione» a uno sguardo più liberale sulla vita stava nel
semplice processo di maturazione personale - quel tipo di sicurezza che
un ragazzo è destinato ad acquisire quando inizia ad affrontare le sfide
della vita di tutti i giorni. Più sicuro diventavo, più riuscivo a
relazionarmi con persone di tutti i tipi senza esserne intimidito, più
aumentava la mia volontà di spingere la mia ricerca intellettuale alla
sua logica conseguenza. Ho rielaborato costantemente le mie convinzioni
religiose, sempre reinventando l'Islam per adattarlo al mio modo di
vedere le cose che stava cambiando. Da quasi subito, essendo l'Islam che
si adattava a me, la fede tradizionale era del tutto inaccettabile è
doveva essere riformata in qualche modo per essere modernizzata.
All'inizio però, come gesto di umiltà, tendevo a frenare la mia ricerca
intellettuale e a ricondurre alcune domande che mi facevo all'interno
della tradizione islamica. All'inizio, tendevo a bloccare alcune domande
intellettuali e cercavo di metterle nello stampo tradizionale islamico
come gesto di umiltà. Una volta entrato in questo «processo», mi
sembrava arrogante da parte mia tentare di riformare tutto l'islam,
quello che bisognava riformare era la nostra comprensione dell'Islam, in
modo tale che potesse essere armonizzato ancora una volta con quella che
è la nostra immagine della fede originale. Ho compreso infine la
fallacia di questo ragionamento quando ho capito che stavo costantemente
ridefinendo la mia idea di Islam originale per conformarmi ad una
corrente di pensiero.
Perché il mio pensiero originale non poteva essere accettato come lo
sono gli altri? Perché avevo sempre bisogno di una giustificazione
islamica per esso? O le mie idee erano sante come quelle di Maometto o
nessuna delle nostre idee era santa e sacra davvero. Delle due ipotesi,
dal momento che non ho nessuna intenzione di spacciarmi per profeta e
siccome mi sono stancato della «santità», almeno come è intesa
tradizionalmente e popolarmente, ho optato per la seconda. Tutto questo
ha avuto luogo negli Stati uniti. Per quel che riguarda ciò che i valori
«umanisti e secolari» significano per me, credo che la cosa migliore da
dire sia che essi provengono dalla mia esperienza di vita, per la quale
non ricerco più altre fonti di giustificazione e legittimità. Essi sono
il prodotto del mio vissuto, e questo è abbastanza legittimo per me. Se
ci sono problemi che devo affrontare in Siria per questo mio modo di
vedere, sono da ricercare nell'incapacità delle persone di concepire che
una persona possa vivere senza avere un sistema di credenze definito.
Tutti si aspettano che io dica di credere in questo o quell'altro....
per quanto mi riguarda la regola d'oro «fai agli altri ciò che vorresti
fosse fatto a te» è sufficiente a fondare tutte le etiche sociali.
«Menstruation» è un libro che tratta argomenti un pò scabrosi e
provoca fin dal titolo. Con uno stile poco convenzionale tratti
argomenti delicati: la sessualità femminile connessa con l'identità
religiosa, il ruolo degli uomini nell'educazione femminile e le sue
conseguenze negative. Come è stato accolto il libro in Siria?
Pochissimi siriani hanno letto il mio libro finora, perché non è stato
ancora tradotto in arabo. Per essere onesti, non ho ancora sentito un
solo commento negativo ad esso, cosa che secondo me significa che non è
stato letto da abbastanza persone.
Scrivi che ogni tentativo di dare qualche potere alla ai giovani
mediorientali è un potenziale ostacolo alla capacità dei governi
effettivi di controllare lo sviluppo dell'intera area. Credi che le
nuove generazioni abbiano la possibilità di avere influenza nel paese?
E, soprattutto, credi che desiderino averla?
Rafforzare il ruolo dei giovani in Medio Oriente è una delle grandi
sfide che questa regione, e quindi il mondo, deve fronteggiare. Qui, più
del 50 % della popolazione ha meno di 18 anni. Che tipo di futuro
possono avere queste persone, se non ricevono un'adeguata educazione e
non gli viene dato un lavoro adatto alla loro vocazione?
Fino ad ora queste persone non ha avuto assolutamente voce nei processi
decisionali dei loro paesi, e se dovessero avere questa possibilità, ora
non farebbero affatto meglio della vecchia generazione a causa della
misera educazione che la maggior parte di loro ha ricevuto. C'è molta
apatia da sconfiggere qui. I giovani del medio Oriente non sono motivati
a prendere il destino nelle loro mani. Il nostro modo di vivere e la
nostra visione del mondo tradizionali, insieme con le crescenti
difficoltà economiche, rendono normale la continua dipendenza dai
genitori fino ai 30, 40 anni ed anche oltre. Nel romanzo, Hassan, il
figlio dell'Imam, non si può permettere di scontrarsi con il padre
perché vuole il suo aiuto per metter su casa e iniziare i suoi affari.
Non può fare nulla senza il supporto del padre.
Cosa significa per te l'eresia? Quanto è importante nel tuo lavoro, e
che funzione credi possa avere nella società araba oggi?
L'eresia è l'opinione contraria alla «saggezza popolare» e agli assiomi
di fede stabiliti e accettati. Il ruolo dell'eresia nell'evoluzione del
pensiero umano e della società è centrale. E' sempre stata la forza
motrice del progresso umano. Se la società arabe dovranno superare gli
stati di stagnazione e le forze di inerzia al loro interno, non
riusciranno a farlo senza il pensiero eretico. Oggi, nelle società arabe,
stanno emergendo molte eresie, dirompenti e non; la misura in cui esse
avranno successo dipende da quanto sono capaci ed organizzati coloro che
credono in esse e specialmente dal modo in cui essi vorranno presentare
e promuovere queste eresie presso il consumatore finale che poi è il
pubblico in generale.
Prima degli attentati qualche tempo fa, Damasco era considerata uno
dei paesi più sicuri al mondo. Secondo te è cambiato effettivamente
qualcosa ora? Come ha reagito la popolazione?
Nonostante la tragica perdita di due vite, l'incidente è stato molto
piccolo e come tale non ha avuto grande impatto sulla quotidianità a
Damasco. Io vivo a pochi di isolati da luogo dell'attentato, e posso
dire che è tornata alla normalità un paio di ore dopo l'incidente.
Inoltre, nel giro di pochi giorni la gente era riuscita a scoprire che
l'incidente non aveva matrice terroristica, nonostante ciò che
affermavano le fonti ufficiali siriane. E' stato solo un episodio di una
guerra strisciante fra due bande di contrabbandieri.
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