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Sesso e Islam, tacchi a spillo contro la «fatwa»
(ilgiornale)
Mandato da Rassegna Stampa LS Sabato, 19 June 2004, 23:22 uur.

FRANCESCA AME'- Il Giornale

Provocatorio, questo libro, lo è sin dal titolo. Menstruation, si chiama. Narra la storia di Hasan, figlio minore di un imam locale di Damasco, che possiede un insolito talento: saper distinguere una donna mestruata in mezzo a mille che non lo sono. Abilità che per Hasan, votato al rigore islamico, è fonte di grande sconforto. Per lo meno sino a quando non entrano nella sua vita Kindah Kayali, colta scrittrice, e il di lei marito, il professor Nadim Qanavvati, «la coppia diabolica». Si unisce alla comitiva Wisam, una bella vicina di casa sposata con un uomo che odia, per chiudere un quadrilatero, geometria intima della Siria di oggi, in cui ogni personaggio è una maschera scenica con a disposizione capitoletti stile conciso, a tratti brutale per raccontare le sue ansie, i suoi desideri. Sullo sfondo, una città che ha perso (ma non dimenticato) gli antichi fasti e poi i profumi dei giardini assolati, il mercato rionale, le scuole coraniche, le donne che camminano bardate ma con tacchi alti e caviglie snelle.

Infine, il sesso. Quello inscindibile dall'amore di Kjndah e Nadim, capaci di vivere in serenità anche l'isolamento sociale, quello represso di Hasan sino a un'inconsueta iniziazione per mano di una matura sconosciuta, quello saffico di Wisam che crea una lobby del piacere al femminile per contrastare lo strapotere degli uomini. «Sappiate che i personaggi non saranno presentati con uno stile narrativo convenzionale avvisa nell'introduzione l'autore dell'opera (editore Marco Tropea, pagg. 158, 11,50 euro) perché ciò potrebbe vanificare il vostro proposito dichiarato di scandagliare a fondo le loro anime».« Ironico, spietato e teatrale, a parlare é Ammar Abdulhamid. Il suo libro incuriosisce, la sua personale vicenda ancora di più. Abdulhamid in Siria non passa di certo inosservato: la madre è una nota star di film nazionali, il padre fa il regista. Educazione poco convenzionale, la sua: a 3 anni (oggi ne ha 38) è in un asilo cattolico, a 7 in una scuola islamica. Diciassettenne, come ogni figliolo di buona famiglia, è spedito in Inghilterra a imparare un fluent English: é il suo primo viaggio nell'Ovest e ne rimane, a dir poco, disgustato. Decide di lasciare la foschia londinese per l'Unione Sovietica ma vi rimane pochi mesi: «Non potevo resistere a quello stile di vita: era come stare nel Grande Fratello di 0rwell», stigmatizza oggi.

Nell'86 scappa negli Stati Uniti: si laurea in storia e si avvicina alle teorie fondamentaliste sino a voler diventare un imam. Troppo inquieto perché tutto possa filare liscio: rimane sorpreso da certi passaggi del Corano (quelli sull'impurità delle donne li userà in Menstruation) ma la goccia che fa traboccare il vaso è la fatwa contro Salman Rushdie. E' la fine della sua infatuazione per l'Islam e, paradossalmente, il ritorno a casa. «La Siria è l'unico luogo da dove traggo la mia ispirazione», dice. Da qualche tempo ha fondato a Damasco una piccola casa editrice, la Etana Press, con la quale diffonde libri che invitano al confronto interculturale e interreligioso. Ha avviato varie attività culturali attraverso due siti (www.daremar.org e www.amarji.org) dove in futuro, se la legge glielo permetterà, vorrebbe pubblicare Menstruation.

Il libro, scritto in inglese ed edito in Inghilterra nel 2001 per la Saqi Books (ma con finale epurato da una critica troppo accesa ai fondamentalisti), è stato tradotto in sei lingue. Non in arabo. Come nel caso di Salam Pax e del suo blog irriverente contro Saddam Hussein che fece il giro del mondo e poi divenne un libro (Bagdhad Blog, Sperling & Kupfer), è la Rete a farsi ancora una volta portavoce della «dissidenza araba». Ammar Abdullamid sta al gioco: il suo motto è Dar Emar «i piccoli passi contano».


Il Giornale, sabato 12 giugno 2004
 
Freedom


Have you really forgotten who I am, Brother? Have you really forgotten who I am, Brother?

 


I

lust

for

salvation,

 Brother,

as

though

it

were

a

woman,

and

I

 -

 a

man.

 
 

 
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